Libro · 1995 · Janis P. Stout
La vita di Katherine Anne Porter ha seguito da vicino quella del suo secolo non solo nella sua durata (1890-1980) ma anche nei suoi interessi e contraddizioni. Una simpatizzante comunista che divenne una quasi fascista; una cosmopolita che abbracciò l'agrarismo del sud, una femme fatale le cui scritture mostrano comunque sentimenti femministi, Porter ha incarnato, spesso nei loro estremi, le principali correnti del suo tempo e del nostro. In questa nuova biografia, Janis P. Stout sostiene che queste incoerenze possono essere viste come parte integrante del modernismo stesso. Traendo spunto dalla ricca e voluminosa corrispondenza di Porter, così come dalle opere pubblicate, Stout si propone di creare una biografia intellettuale di una donna che, per sua stessa ammissione, non era "realmente un'intellettuale". Stout rivela l'entità del coinvolgimento di Porter in eventi di rilevanza pubblica e le sue interazioni con figure di spicco, dal presidente Alvaro Obregon del Messico nel 1920 a Hermann Goering a Berlino nel 1931, a Robert Penn Warren, Eudora Welty, Allen Tate e altri negli anni '30 e '40, fino ai membri della Casa Bianca di Lyndon Johnson negli anni '60. Sullo sfondo della guerra mondiale e della guerra fredda, le opinioni contrastanti di Porter su politica, razza, religione e femminismo riflettevano l'ambivalenza di Porter verso le proprie radici texane.
Opere che il catalogo Komorebi riconosce vicine a Katherine Anne Porter per atmosfera, non per genere — anche attraversando libri, fumetti, film e serie.
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